cinque simpatiche molotov

Venerdì 30 agosto verso le 22 vengono fermate due persone in auto nei pressi di Giaglione, valle di Susa

La stessa sera alle 23.27 Stefano Esposito, senatore PD, da notizia su twitter dell’incendio del capannone della ditta Geomont che lavora al cantiere della TAV

alle 23.40 circa vengono pubblicati due articoli online che associano i due arresti all’incendio:

uno su La Repubblica nelle pagine di Torino, di Erica Di Blasi,

e uno su La Stampa, di Massimo Numa,

entrambi gli articoli, usciti dopo neanche due ore dagli arresti, descrivono il materiale sequestrato che risulterebbe essere composto da:

  • 6 pneumatici,
  • 5 molotov,
  • 5 bottiglie di benzina,
  • 6 mortai rudimentali,
  • cento bombe carta,
  • 63 bengala di due diversi tipi e di grosse dimensioni,
  • 31 chiodi a quattro punte,
  • 2 scatole di diavolina (dello stesso tipo di quella usata per l’attentato alla Geomont),
  • 5 fionde,
  • 4 cesoie,
  • una matassa di corde,
  • 22 paia di guanti,
  • 12 bottiglie di Malox e limone (per contrastare l’effetto dei lacrimogeni)
  • e 62 tute nere

Il 3 settembre vengono pubblicate le foto del materiale sequestrato e salta agli occhi che le molotov non ci sono.

La stessa Repubblica, per esempio, qui parla di “petardi, razzi, maschere antigas, chiodi a quattro punte”.

Ciò non è sufficiente a raddrizzare la notizia. A questo punto le molotov sono entrate in scena e a farle sparire non basta una foto. Come accade con un certo tipo di inchiostro le molotov dopo un po’ sono scomparse, mentre resta, diffusa, l’opinione che fossero lì. Non solo per il distratto lettore, che ha altro da fare che occuparsi di queste minuzie, ma anche per il giornalista in cerca della notizia, si veda ad esempio l’intervista di Laura Eduati a Erri de Luca sull’Huffington Post del 4 settembre

dove appare lo scambio seguente

Eduati: Erri De Luca, ha ragione il procuratore capo di Torino quando paventa il terrorismo No Tav?

De Luca: Caselli esagera.

Eduati: Forse esagera, ma in macchina i due ragazzi arrestati avevano caricato molotov…

non è superfluo notare che tra le cesoie, le bottiglie di maalox, i tubi di plastica, e financo i petardi e le maschere antigas, sono proprio le molotov a far fare un salto di qualità al materiale sequestrato e che tutti quelli che hanno letto l’intervista hanno indirettamente appreso dalla Eduati che le molotov c’erano per davvero.

Nel 2001, alla scuola Diaz di Genova, le bottiglie le portarono le forze dell’ordine, qui non è stato neanche necessario, è bastato nominarle.

Un contributo interessante e più generale al tema dell’uso strumentale delle notizie si trova qui.

settembre 2013, tommaso


Pubblicato

in

da