le case di carta

(pensierino in due diversi registri)

diciamo così:

la giudice Manuela Cannavale, dando seguito alle richieste dei Pubblico Ministero Piero Basilone, venuta a conoscenza del fatto che a Milano vi sono numerosissimi appartamenti di “edilizia residenziale pubblica” non assegnati, che vi sono tutt’oggi migliaia di nuclei familiari lasciati “per anni” ad aspettare “pazientemente” e con “impensabili sacrifici” che gli venga riconosciuto un alloggio popolare, che famiglie intere (spesso con figli minori) vengono private di un tetto con la forza e con l’inganno e che questi interventi vengono svolti con un cospiquo dispendio ingente di forze dell’ordine,

venuta altresì a conoscenza che alcuni individui, a titolo totalmente gratuito, senza vertici né gerarchie, si preoccupano di “rendere abitabili” detti alloggi, cosicché possano concretamente offrire riparo e conforto, senza alcun onere né interesse aggiuntivo per lo Stato

anziché chiedersi cosa stia succedendo e intervenire tempestivamente allo scopo di frenare il mancato utilizzo di risorse e l’accresciuto del disagio per persone che già “versavano in difficoltà”, decide di investire tempo e denaro per istruire un procedimento a carico degli operosi costringendoli, come “pena cautelare” a risiedere, senza poterla abbandonare, in una dimora di elezione con il divieto di farne condivisione e procurando un evidente danno diretto per le famiglie in stato di necessità e indiretto per l’intera collettività.

diciamo così:

la giudice Manuela Cannavale ha saputo dal Pubblico Ministero Piero Basilone che a Milano vi sono moltissime case popolari lasciate vuote e che ci sono migliaia di famiglie aspettano per anni di avere assegnato un alloggio e che, anzi!, famiglie intere (spesso con bambini) vengono sfrattate con la forza e con l’inganno e che questi sgomberi sono fatti da un gran numero di sbirri.

La stessa giudice ha anche saputo che un gruppo di persone, senza un capo e senza chiedere soldi a nessuno, ha cercato di far abitare queste case, per dare un tetto a chi ne ha bisogno ed è disposto prendere le decisioni insieme.

La giudice, una volta che ha saputo queste cose, non si è fatta delle domande e non si è preoccupata che delle persone restassero senza una casa ma, anzi!, ha accusato il gruppo “senza capo e senza soldi” obbligandoli a stare ciascuno in un appartamento diverso ma vietandogli di ospitare (o anche solo ricevere in visita) conoscenti o amici.
Così chi non l’aveva è rimasto senza un tetto e tutti noi siamo diventati più tristi e incazzati.

così va il mondo,
oirartnoc la odnom li
così va il mondo
il domon al trariocon

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